BAR METRO CHIAMA; AVEMARTINI RISPONDETE

FULVIO

Sante carissimo,

 Mi hai chiesto di scrivere qualcosa per ” Ave Martini “: è lo faccio volentieri, perché credo di avere qualcosa di. ” nuovo ” da raccontare.

Credo che non tutti i “Martinofili ” sappiano che a Milano, in via dei Martinitt ( quasi un 0men//)nomen)- Piazza De Angeli- dove c’è un pezzettino di Portico, come a Bologna, esiste un  autentico faro della civiltà del bere.

Parlo del Barmetro, creatura di Giorgio Dambrosio, un autentico Guru del Wiskey, di cui possiede una delle più importanti collezioni al mondo: sì, al mondo!

Giorgio ha insegnato a bere bene ( qualità, mai quantità) a più di una generazione, ed è stato quello, a proposito di Martini cocktail, che ha reso disponibili la ” CHINA LILLET” (che con la Chinamartini non ha niente a che vedere,è un vermouth  ed è l’ingrediente del Martini cocktai mentovato in Casino Royal del Fleming  di Bond ) o il Neuilly Prat, l’unico altro vermuth ” filologico” necessario per preparare , al meglio, il nostro amato cocktail ..

Giorgio ha un entourage di discepoli e devoti, sparsi per il mondo, che, quando trovano qualche chicca meritevole di attenzione gliela segnalano o, addirittura gliela portano.

È così che recentemente al Barmetro è arrivato dall’ Australia ” INK”, uno straordinario DRY  GIN,  : di  colore BLU: secchissimo, foolprouf, straordinariamente aromatico di Ginepro..

Con uno dei due vermouth che ho nominato sopra, se ne ricava un Martini che ha il colore del mare di Polinesia.

Quando Steve Jobs ritornò.alla Apple dopo il suo esilio, per rilanciare la quasi ormai fallita società, si inventò l’ iMac, l’ home computer che sarebbe di lì a poco diventato lo ” Hub” per gestire video, foto, musica : lo volle in plastica semitrasparente blu, come l’acqua del mare sulla spiaggia delle Haway, chiamata Bondi, dove amava andare in vacanza.

E nella mia mente ho pensato di chiamare il cocktail realizzato con il gin INK, MARTINI BONDI, omaggio a Jobs, ma anche al quasi omonimo JAMES, Bond, appunto.

Ma un’altra perversione mi si è accesa: il Martini Bondi si può felicemente coniugare con il MARTINI OYSTER, inventato dal mitico Barman Marcello Lotti per un suo cliente americano :

” si prende un’ostrica  freschissima, là si impala su uno stecchino lungo , si mette il mollusco impalato  “a cavaliere” su una coppa Martini, e piano piano si fa gocciolare il cocktail intanto che, mentre lo si versa vada a bagnare il mollusco . Dopodiché si mette l’ostrica in bocca, là si fa girare fra lingua e palato e, senza inghiottirla o masticarla, si centellina il cocktail”.

UN’autentico atto di libidine, ma penalmente non perseguibile!

Spero che questo mio elzeviro induca in curiosità e tentazione. CICIN!

Fulvio Salvatore Foti

Mescolato NON agitato

Cataldo Mascoli ce lo aveva sempre detto, inutile agitare il Gin, ma perchè lo dobbiamo agitare? Il Generale Gin non va agitato, va tenuto calmo, in freezer e festa finita. Così il Gin non entrerà mai in contatto con la acqua del ghiaccio. Lo fa Tony Micelotta, lo fa Andrea  Palazzi al Dukes di Londra, lo fa il Rigor Roberto Pignoni e lo fa l’Ambassador Sante Speranza. AVE

oliva

Andremo al Dukes a bere con  Lui.

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AVE4 e la storia continua…

Un gin nazionale e un bergamotto calabrese per un Martini solo italiano

il barman

il barman Luciano

il barman che assieme a Luciano sono la storia della miscelazione a Bologna

il barman Antonio Pitucci che assieme a Luciano sono la storia della miscelazione a Bologna

Il Gin dei Cavalieri

Il Gin dei Cavalieri

 Aurelio.Di Donato

Fronzoni Palmieri e Forni

Fronzoni Palmieri e Forni

Cavalieri

Cavalieri

Cavalieri

Cavalieri

Lorenzo

Lorenzo

Michelangelo Poletti e Sante Speranza

Michelangelo Poletti e Sante Speranza

Sante&Bob

Sante&Bob

il Poderoso Alberto

il Poderoso Alberto

Giovanni Alfieri

Giovanni Alfieri

Cavalieri all'Opera

Cavalieri all’Opera

Matteo, Lorenzo e Pandolfo

Matteo, Lorenzo e Pandolfo

Mauro Santoro

Mauro Santoro

i Sodali

i Sodali

Gli Esperti: Selvatici, Fasani e Boscia

Gli Esperti: Selvatici, Fasani e Boscia

il Regolare

il Regolare

Sante il bastonatore

Sante il bastonatore

Roberto il Rigoroso

Roberto il Rigoroso

Rigor

Rigor

Ave Gin9Doors

Ave Gin9Doors

Martini&Cavalieri

Giovanni detto l'Alfieri

Giovanni detto l’Alfieri

Giovanni Alfieri e Lorenzo Villa

Giovanni Alfieri e Lorenzo Villa

…e così siamo giunti alla quarta edizione di questo evento che glorifica il cocktail Martini. La filosofia di questo evento, organizzato dal Cavalleresco Ordine delle Nove Porte, sta nella ricerca costante di tutti gli abbinamenti che il Martini ha generato fin dalla sua nascita. Esso è da sempre il cocktail più amato da Hollywood, spesso presente nei film e nel loro backstage. Abbiamo celebrato James Bond con il suo Vesper, Peter Sellers e la Pantera Rosa con il Gibson e quest’anno William Powell e Myrna Loy. Un altro “detective” assetato di Martini, che in questo caso ama preparali lui stesso, per poi farseli servire dal suo maggiordomo. 

Ma il fenomeno più interessante di questa tenzone, è stata l’introduzione del “bergamotto” al posto dell’incontrastato limone. L’unica zona al mondo dove questo frutto cresce e prospera è la terra reggina in Calabria. Diverse nazioni hanno tentato di impiantarlo, come nel sud della Francia o in Costa d’Avorio, ma con risultati inadeguati. D’altronde molte sono le cose buone che racchiudono segreti inaccessibili, così nessuno si sa spiegare il perché un terreno povero e scarso di acqua e limenti, possa dimostrarsi ideale a queste piantagioni. Così sono nate leggende antiche, ma una cosa è certa, questo agrume si realizza in piantagioni intensive attorno al 1750 ad opera di un proprietario terriero, tale Nicola Parisi, lungo le coste reggine. Il primo di tanti “bergamotteti” che solo nella metà dell’800 vedrà svilupparsi il processo  industriale di estrazione dell’olio essenziale dalla buccia del bergamotto. Questo grazie alla invenzione della “macchina calabrese” per opera di Nicola Barillà, che garantiva una qualità e quantità estrattiva maggiore, rispetto alla arcaica estrazione fatta con spugne naturali. Da allora gli studi sul bergamotto hanno dimostrato le capacità innumerevoli del frutto, del succo e delle sue essenze oleose: proprietà antisettiche, balsamiche,  antiossidanti, cicatrizzanti e battericide, indispensabili in campo medico e chirurgico. Un toccasana in questa età moderna, i cui principi naturali agiscono da statina naturale.

Ebbene, questo quarto Ave Martini con il magico bergamotto, ha messo in competizione l’incontrastato Hendrick’s con i coraggiosi distillatori italiani che hanno iniziato a miscelare distillati di cereali e infusioni di bacche, fiori, germogli ed erbe aromatiche; una nobile tenzone alla quale hanno partecipato l’aretino Vallombrosa, distillato dai frati benedettini e il grandissimo Dol Gin prodotto da quel “gigante”  altoatesino che porta il nome di Florian Rabanser!

Ottanta Cavalieri, ottanta tuxedo, ottanta bottiglie di prezioso gin per la serata cavalleresca più alcolica dell’anno!

https://www.youtube.com/watch?v=0dsecAGNblU

https://www.youtube.com/watch?v=Cy1Vf6LP-54&feature=em-upload_owner

Dol, il Gin Tricolore

Dol Gin, sembra il ritornello di una poesia o il suono in lontananza che fanno i campanacci delle mucche al pascolo, sull’altopiano dolomitico delle Alpi di Susi.  L’aria incontaminata di queste terre fa crescere erbe, bacche e frutti che mantengono intatti tutti i caratteri aromatici e gli oli essenziali dai quali scaturiscono dei profumi unici e sensuali. Da qui e da questi prodotti nasce il Dol un gin, distillato nelle Dolomiti e adatto proprio a noi, amanti di questo grande prodotto fatto di erbe e in particolare di bacche di ginepro. Florian Rabanser, nella distilleria Zu Plun, è arrivato a produrre il primo Gin dolomitico e lo ha fatto cercando di portare nel bicchiere tutta l’essenza e la naturalezza delle terre dello Sciliar. Il Dol Gin  regala la forza balsamica delle erbe aromatiche unita alla mascolinità delle spezie e del ginepro.  Questo gin delle Dolomiti è fantastico da bere, anche non miscelato, single, a temperatura ambiente per non annullare gli aromi, con un bicchiere di acqua e ghiaccio a fianco. Ma ovviamente è ideale anche per una miscelato come il Vesper. Il gin delle Dolomiti, dovrebbe essere presente in tutte le migliori gintonerie e americanbar esclusivi. Il Dol non è solo Gin…è roccia, ghiaccio, natura, erbe, bacche, essenza. Soprattutto è il risultato della ricerca e della passione di un uomo che ama definirsi pazzo, e che afferma “non è necessario essere pazzi per distillare un ottimo liquore, ma aiuta immensamente!”.

In queste bottiglie è racchiusa una eccellenza italiana, un Gin incontaminato

In queste bottiglie è racchiusa una eccellenza italiana, un Gin incontaminato

Un vero Maestro distillatore di uno dei migliori Gin italiani

Florian Rabanser è il Maestro distillatore di uno dei migliori Gin italiani

Ave Vallombrosa

 

 

Invito Ave Martini 3

Martini ai tre GIN

Il Vallombrosa un gin d’altri tempi

Il gin fatto dai frati benedettini dell’abbazia vicino a Reggello è leggendario. Rarissimo, aromatizzato con i botanicals che i monaci trovano in zona, procurarsene una bottiglia non è semplice, persino mettendosi in pellegrinaggio per l’abbazia.

Leggete il bel racconto di Sapo Matteucci, “Una giornata ideale per i Cocktail Martini”, in cui il protagonista rischia di farsi arrestare dalla banda Carità a causa della sua passione per il gin Vallombrosa e soprattutto per il Dolin, vermouth pochissimo autarchico. Il Vallombrosa è la storia del gin. Diversissimo da qualunque altro distillato abbiate provato, è un po’ quello che si pensa dovrebbe essere l’old tom gin. Al naso il ginepro è netto, assertivo, ma dietro c’è qualcosa d’altro. Io non l’ho saputo individuare, ma fornisce il carattere alla bevanda. Un gin d’altri tempi, ombroso, dal sapore di muschio che mal tollera i compromessi. Sa di sasso, di pietra, di terra Toscana, di uomo italiano. Dolce in modo sorprendente, soprattutto se assaggiato con qualche goccia d’acqua. E’ un vero un “sipping” gin, un gin da sorseggiare liscio con i suo 47°, da meditazione per un dopo cena.

E qui c’è la ricetta di Sapo Matteucci tratta dal suo racconto che troviamo all’interno del libro Martini Eden.

Martini ai tre gin

2 cl di gin dry Vallombrosa

2 cl di gin Fifty pounds

2 cl di Beefeater

I gin vanno conservati nel freezer

Qualche goccia di vermouth Dolin Dry

Nel mixing glass pieno di ghiaccio si aggiunge il vermouth, lo si mescola con energia, poi si aggiungono i tre gin e si ripete il vigoroso mescolamento. Infine, si filtra in una coppetta da Martini gelata.

Ave Coming Back

La notte più alcolica dell'anno

La notte più alcolica dell’anno

Il Duca del Martini

 

 

Tony Micelotta in una "apparizione" da Gamberini a Bologna ospite di Celestino Salmi

Tony Micelotta in una “apparizione” da Gamberini a Bologna ospite di Celestino Salmi

 

Il Duca, Tony Micelotta, simpatico bolognese cinquantenne che a Londra chiamano, semplicemente “The Duke of Martini”. Tra lui e i vari 007 la differenza è nello shakeramento: per Fleming (e quindi per Sean Connery e tutti gli altri) il Martini va shakerato sul ghiaccio, per il Duca – orrore – il ghiaccio non esiste, Martini e Gin devono essere freddi e il trucco è tutto nei bicchieri, che vanno tenuti in freezer. Rigorosamente vietato tanto shakerare che mescolare, il cocktail deve essere preparato direttamente al tavolo del cliente. Quando uscì la notizia: il barman del Duke’ s Hotel in St. James, l’ uomo che ha rilanciato nel jet-set londinese la moda del cocktail Martini lascerà Londra l’ Herald Tribune titolò: “Il re del Martini tradisce la Regina”. Ma perché uno che ha servito la Regina Madre e il principe Filippo, i Rothschild e i Rockefeller, gli Hambro e gli Spencer decide di tornare in Italia? Semplicemente perché l’Italia è unica al mondo.

Un Oscar a Gibson, una nomination al Martini

… e questa volta ci dedicheremo al Gibson!

Come tutte le belle storie, anche questa è ricca di versioni e interpretazioni, ma noi preferiamo questa, la meno avventurosa ma certamente la più semplice! Charles Dama Gibson è ricordato come il disegnatore che ha creato con i suoi bozzetti l’icona della ragazza americana nel periodo a cavallo tra la fine dell’800 e i primi anni del 900. Iniziò le sue pubblicazioni su Life, magazine del quale in seguito ne divenne proprietario. Fu un artista eclettico recitò anche in un film. Viveva in un’isola nelle acque del Maine e quando poteva si rifugiava a New York e precisamente al Players Club, un privè da sempre frequentato da letterati, filosofi e attori tuttora posto tra la 3th e la Madison. Fu qui che in una delle tante serate a base di Martini e altre fresche e giovani amenità Charles Dana Gibson sfidò uno spigoloso bartender, tale Charles Connoly. “Come potreste migliorare il vostro già perfetto Martini?” Fu così che davanti all’artista fu miscelato un perfect Martini semplicemente sostituendo una cipollina bianca alla verde oliva! Batezzando il drink con il nome del suo ispiratore. Ma il Gibson, come il suo “gemello” Martini ha vissuto e continua a vivere nel mondo mediatico del cinema da sempre è un testimonial di se stesso in mano ai divi di Hollywood. Nel film Intrigo, Cary Grant ordina un Gibson durante una conversazione a cena con Eva Marie Saint. Jeremy Northam ordina un Gibson prima di andare a pranzo con Sandra Bullock e ancora il Gibson è il cocktail preferito dal personaggio Roger Sterling in Mad Men. In MASH il medico beve solo Gibson al bar Tokio. Dunque Gibson merita una menzione alla prossima serata degli Oscar. Noi di AveMartini vogliamo che gli sia assegnato un premio come il miglior Cocktail non protagonista!

Gibson

 

David Niven & Martini Cocktail

Three Martini for David Niven

Three Martini for David Niven

Pink Martini

Also Pink Panther drink Martini

My Name is Pink, Martini!

My Name is Pink, Martini!